Raccoglierlo o no ?
In primavera, durante una passeggiata nel bosco, ma anche nel giardino di casa, o sul marciapiede, può capitare a chiunque di trovare un nidiaceo (un piccolo di uccello). Il nostro istinto ci induce a raccogliere il piccolo e portarlo a casa per "allevarlo". Questo atteggiamento, peraltro lodevole in quanto dimostra sensibilità nei confronti della natura, non sempre si rivela il migliore per la salute del nidiaceo.
Gran parte dei nidiacei abbandona spontaneamente il nido (merli, passeri, civette…) quando ancora non sa volare bene, pur essendo seguito e alimentato dai genitori. Raccogliere uno di questi nidiacei significa strapparlo alle cure dei genitori, sicuramente più valide del più esperto e attento veterinario. Allevandoli si corre inoltre il rischio di "imprintarli" sull'uomo, facendone animali con una identità specifica deviata in modo irreversibile e non più in grado di affrontare una normale vita libera.
Esistono quindi due principali situazioni, che dobbiamo valutare:
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Nidiacei feriti o in reale stato di pericolo (minacciati da gatti o altri predatori, finiti in mezzo alla strada…): per sopravvivere hanno bisogno di cure da parte dell'uomo.
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Nidiacei sani, anche se ancora incapaci di volare e non in pericolo: devono essere lasciati nel luogo di ritrovamento magari spostati vicino ad una sciepe o aiuola se si trovano su una strada, ma mai spostati più di una decina di metri.
Prima di mostrare una tabella schematica sull'alimentazione di ciascun uccello, occorre ricordare che la prima cosa da fare quando si trova un volatile ferito è cercare di farlo bere, o mediante una siringa priva di ago o facendo scivolare direttamente dal nostro dito delle gocce d'acqua sul becco dell'animale. Questo perché, soprattutto in Estate, gli uccelli sono molto sensibili ai colpi di calore. Rammentiamo anche di tener pulito il loro alloggiamento da eventuali residui di cibo, che, con il caldo, potrebbero deteriorarsi ed intaccare la già precaria salute dell'animale.
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