La mutazione Phaeo

La mutazione phaeo un tempo era denominata rubino si caratterizza per l'inibizione delle eumelanine. Tuttavia l'inibizione non è totale; infatti permane nel cosiddetto “sotto piuma” (pars plumacea o vaporosa) inoltre in alcuni soggetti persiste anche nella parte visibile della penna (pars pennacea). L'occhio appare intaccato almeno nei pullus a seconda dei tipi, becco e zampe carnicine.
L'aspetto tipico è quello di un disegno feomelaninico periferico, mentre la parte centrale, rachide compresa, appare lipocromica o bianca a seconda della varietà e della categoria.
A volte si parla di disegno al negativo.
Il comportamento genetico è recessivo autosomico. La mutazione phaeo è allelica a quella topazio (allelica significa che è prodotta dallo stesso gene).
Un tempo si parlava di rubino, come ho detto, oggi con questo termine si indica il lipocromico a fattore rosso ad occhi rossi; sempre nel passato si classificava nei quattro tipi base, nero-bruno, bruno, agata ed isabella. Poi ci si rese conto che il rubino nero-bruno e i bruno erano quasi uguali e gli agata ed isabella addirittura uguali tranne il sotto piuma, pertanto si decise opportunamente di unificare nero bruni e bruni in rubino ossidato e gli agata ed isabella in rubino diluito.
Dopo qualche anno il termine rubino venne chiamato phaeo in (discutibile) adeguamento alle dizioni estere, questo per gli ossidati, i diluiti vennero chiamati melaninici ad occhi rossi. Successivamente in considerazione del fatto che i melaninici ad occhi rossi, se tipici erano indistinguibili in superficie dai lipocromici ad occhi rossi il tipo venne cancellato e oggi tali canarini, gareggiano assieme ai lipocromici ad occhi rossi. A titolo di cronaca ricordo che fra i melaninici ad occhi rossi gareggiava, con la stessa denominazione anche il satiné agata; infatti è quasi uguale. Oggi quindi si giudicano come phaeo i neri e i bruni affetti dalla suddetta mutazione.
Ci si può chiedere se sono distinguibili, la risposta è si, anche se è una faccenda da esperti. Chi ha limitata esperienza può guardare il sotto piuma, che nei neri è nero e nei bruni è bruno.

Dall'esterno è più difficile, si deve guardare l'occhio, nei neri appare nero (probabilmente per la nostra limitatezza visiva, nei nidiacei è rossiccio) mentre nei bruni appare rossiccio. Un'altra differenza non certissima, ma quasi, la si nota sulle timoniere; infatti nei neri si ha un effetto cosiddetto “di melanina centrale”, vale a dire traccia di eumelanina (di colore bruno) sulla rachide. Ho detto quasi certa poiché in casi rarissimi si possono avere dei neri, senza questo effetto e in casi altrettanto rari dei bruni con quell'effetto. Parlerò in seguito della questione. L'aspetto del canarino in oggetto è decisamente bello ed è sempre stato un tipo per amatori.
A mio avviso però questo tipo ha un grande difetto, essendo albinoide moltissime femmine, se il nido è misto, discriminano i piccoli phaeo alimentando solo i portatori. Se il nido, invece è di soli phaeo, non ci sono discriminazioni e vengono allevati regolarmente, se la femmina è normalmente brava.
Questa circostanza è un vero problema, in considerazione del fatto che l'accoppiamento con portatori è molto utile.
La tipicità dei phaeo (non importa il tipo base) comporta la massima espressione feomelaninica che essendo periferica crea orli di notevole pregio estetico.
Come abbiamo visto la parte centrale non presenta più melanine (salvo difetto) pertanto a seconda delle varietà può essere bianca o colorata, gialla, rossa, ecc.. da precisare che il bianco non appare solo negli apigmentati (bianchi dominanti o recessivi) ma anche i mosaico ed anche i brinati scadenti, precisamente troppo brinati, hanno la parte centrale bianca o biancastra. Un problema è dato dalla parte centrale che dovrebbe essere ben nitida bianca o lipocromica.
Purtroppo la fortissima ricerca della massima espressione del bruno è andata fuori segno; infatti spesso si sono sacrificate le altre caratteristiche, come varietà e categoria ed anche l'evidenza della parte centrale, a volte chiamata fiamma, che io preferisco considerare disegno al negativo. Tale eccesso di importanza attribuita alle feomelanine, che pure sono fondamentali, ha troppo ridotto, in molti soggetti il disegno centrale creando una sorta di patina e non di orlo ben definito.
Si badi che non sarebbe corretto parlare di eccesso di feo, la feo deve essere al massimo, si deve parlare di disegno centrale debole. La feo deve essere massima ma ben concentrata in periferia della penna, lasciando gradevolissimo contrasto con la parte centrale chiara.
Una patina ampia inoltre ha un colore meno ricco (meno concentrato) e l'estetica si deprime molto. Si sono visti troppi bruni portatori di phaeo così poco disegnati da somigliare a dei pastello. Nella selezione cercheremo si il massimo della feo bruna ma anche un buon disegno, in teoria nei portatori dovrebbe essere come quello di un classico, non lo pretendo, ma almeno un poco di disegno abbastanza largo e nitido ci vuole.
Nella scelta dei riproduttori ci si orienterà verso quelli con gli orli feomelaninici più ricchi e ben definiti, quasi color castagna, orli magari anche ampi, ma sbiaditi non vanno bene. Si presti particolare attenzione alla testa, non sempre ben segnata e ad ali e coda, anche queste a volte inferiori come espressione al dorso. Spesso sono proprio ali e coda a fare la differenza; non sempre soggetti anche notevoli presentano forte orlo completo alle remiganti.
La coda poi a volte è carente poiché le timoniere in alcuni soggetti vengono mutate e nelle penne adulte la feo buna tende a ridursi. Sapendo questo di solito vi è più indulgenza in questo caso, ma certo se il soggetto è omogeneo è un vantaggio, pertanto è bene preferire soggetti che non mutano le timoniere in prima muta e che comunque le abbiano ben orlate, a parità di valore potrebbe essere determinante.Nei portatori analogamente si sceglieranno soggetti con forte feo specialmente in periferia e buon disegno eumelaninico per averlo analogo lipocromico nella prole phaeo.
Sarebbe molto utile avere qualche nero, come si dice oggi, o per meglio dire nero bruno, come è più corretto dire e fa capire l'importanza di avere tanta feo bruna nei portatori; anche qualche nero phaeo va certo bene.
La presenza di neri o nero bruni che dir si voglia aiuta a mantenere il disegno centrale lipocromico.
Alcuni allevatori accoppiano anche neri phaeo e bruni phaeo per mantenere il disegno a costo di non poter esporre i neri phaeo, per la melanina centrale. Un difetto particolare dei phaeo è la cosiddetta melanina centrale già accennata; infatti alcuni phaeo presentano persistenze di eumelanina al centro della penna.
Tale difetto è quasi esclusivo dei neri e si manifesta specialmente se si accoppia in purezza, phaeo x phaeo, se si usano i portatori è ben raro, fanno eccezione le timoniere. Nei neri phaeo è molto raro non avere tracce di melanina centrale sulle timoniere, anche usando i preziosi portatori, a volte capita accoppiando portatore x portatore. La melanina centrale non si manifesta nei bruni phaeo se non molto raramente e limitatamente alle timoniere. Il difetto melanina centrale comporta squalifica, se limitato alle timoniere penalizzazione, non potendo attribuire l'ottimo, ma al massimo il buono (massimo27 punti).In questa sede non mi soffermo oltre mi limito a dire che ho dissertato in altre sedi, come il mio testo e che penso vi sia un fenomeno particolare di espressività variabile. Il soggetto intermedio col topazio viene pure squalificato. Il phaeo, come tutte le altre mutazioni recessive se accoppiato con mutazione diversa non allelica produce per complementazione dei normali ad es: phaeo x opale dà normali portatori di entrambe le mutazioni, ma se accoppiato con il topazio che è allelico produce intermedi, non essendoci dominanza dell'uno sull'altro, magari un poco più simili ai topazio.
Essendo il phaeo un recessivo autosomico non cambia se si usa il maschio o la femmina negli incroci. Da due phaeo nascono solo phaeo accoppiando con un portatore metà phaeo e metà portatori, accoppiando due portatori nascono un quarto di phaeo, un quarto di normali e la metà portatori secondo schemi ben noti. Il tipo base segue i normali meccanismi, non potendo per ragioni di spazio fare tutti gli esempi ne faccio uno: un maschio geneticamente bruno phaeo x femmina geneticamente nera phaeo produce maschi geneticamente neri phaeo portatori di bruno e femmine geneticamente brune phaeo.
Il phaeo mi ha dato grosse soddisfazioni espositive e selettive, ma non credo che tornerei ad allevarlo per via della discriminazione nei confronti dei phaeo in nidi misti, che mi ha turbato negativamente e creato problemi, non lo consiglio ai principianti.
Concludo ricordando di avere avuto qualche soggetto veramente particolare con disegno centrale lungo e largo, di rara bellezza, ma la difficoltà all'uso dei portatori per i motivi suddetti e il mio non amare l'accoppiamento in purezza, fa di questo canarino pur bello un tipo poco adatto a me.

Giovanni Canali

Comments

Buona sera sono un nuovo utente del sito che si stà appassionando da poco all'ornitologia, volevo farle i complimenti per l'articolo che ho trovato utile e interessante e colgo l'occasione per chiederle notizie riguardanti la mutazione onice (origini e caratteristiche) in quanto possessore di un soggetto "nero onice rosso mosaico" da poco acquistato. Cordiali saluti Lollo

La ringrazio per i complimenti e per il tempo che ha dedicato alla lettura del mio articolo. La prima apparizione della mutazione onice sembra che sia avvenuta in Spagna 15-20 anni fa, e sembra anche che gli allevatori locali abbiano commesso l'errore di accoppiare questi soggetti con dei "Timbrado" inserendo così nel ceppo degli onice l'acianismo causando più che in altre mutazioni la ricomparsa di pezzature lipocromiche. La rimando comunque ad una scheda sull'onice, che ho colto l'occasione di publicare in risposta alla sua domanda, raggiungibile al seguente LINK: http://www.adop-parma.com/node/56

Approfitto per la Tua disponibilità per affrontare un argomento leggermente fuori tema, ma che ritengo interessante.

So per certo che alcuni ceppi di agata portano nel sangue la mutazione phaeo (o rubino, come la si vuol chiamare). Proprio qualche giorno fa ho acquistato da un giudice internazionale di indiscusse capacità una coppia di agata rosso mosaico e mi ha avvertito che mi potrebbe uscire qualche rubino.  Per quale motivo è stata inserita questa mutazione negli agata?  I portatori risentono (o beneficiano) in qualche modo della mutazione latente, come succede nel caso del satiné? 

Ho anche letto, un po' di tempo fa, un articolo in un sito specialistico francese in cui si accusavano gli allevatori italiani di aver inserito questa mutazione negli agata, anche e soprattutto perchè, essendo allelico al topazio, chi si fa i portatori di topazio con questi canarini si trova brutte sorprese e butta due anni di lavoro.

Cosa ne pensi, anche sotto il profilo etico, di questi  stratagemmi per ottenere canarini con una marcia in più? Lo chiedo anche perchè è ormai opinione diffusa, a torto o a ragione, che certi campioni si ottengano solo ricorrerendo ai cosiddetti "pocci".

Grazie

Stefano Zucchelli

Il nostro ambiente è pieno di “leggende metropolitane” del tutto prive di fondamento. Allo stato attuale vi è una sola mutazione che interferisce sul fenotipo dei Canarini Classici, limitatamente ad Agata ed Isabella ed è la Satiné. Non a caso il Satiné è allelico all’Agata. Tutto il resto è leggenda. C’è da chiedersi, come mai nascono queste convinzioni e come mai siano così radicate. Ritengo che, almeno in molti casi, possa dipendere dalla generalizzazione di fatti casuali. In campo scientifico e tecnico le esperienze e le sperimentazioni devono fornire dati statistici abbastanza ampi da non essere imputabili alla casualità, che a volte può creare situazioni ingannevoli. Questo gli scienziati e i tecnici lo sanno bene e ne tengono gran conto; purtroppo non fanno altrettanto i dilettanti. Accade quindi che associazioni casuali, vengano considerate collegate da rapporti di causa effetto e generalizzate come regole. Probabilmente deve essere accaduto che, in qualche ceppo di Agata di ottima qualità era presente casualmente la mutazione Phaeo e si è pesato ad un rapporto di causa effetto anziché di casualità. Magari in analogia del tutto inesistente col Satiné, col quale la sola somiglianza è l’occhio rosso e non sono presenti allelicità. Sarebbe bastata un poco di attenzione per non cadere in errore; se la mutazione Phaeo riducesse la feomelanina nei portatori, come si sostiene, il fenomeno si verificherebbe anche negli ossidati (mancando allelicità coi diluiti), invece i Neri e i Bruni portatori di Phaeo sono abbondantissimi di feomelanine, per fatti selettivi e che evidentemente non subiscono danno alcuno dal phaeo latente. La stessa mutazione Phaeo intacca pochissimo la feomelanina; tanto è vero che i Phaeo ben selezionati ne abbondano. Se poi qualcuno dicesse che la mutazione Phaeo aumentasse l’eumelanina, l’errore sarebbe ancora più grave; visto che tale mutazione riduce o inibisce l’eumelanina, della quali fra l’altro non abbondano certo i portatori ossidati per ragioni selettive. Comunque sia è andata a finire che la mutazione Phaeo è stata inserita un po’ dappertutto, vuoi deliberatamente vuoi casualmente attraverso portatori. C’è anche nel mio ceppo! Eppure non l’ho certo inserita volontariamente! Anzi cedo tutti i phaeo che nascono, anche quelli niente male come quelli di quest’anno. Per conversazione, con un Isabella pastello phaeo giallo brinato, mi sono portato a casa il terzo premio nei Lipocromici ad occhi rossi. Non si tratta di imbroglio, poiché si può esporre così, semmai non lo si può cedere spacciandolo come lipocromico. Tuttavia sono stato fortunato poiché c’era poca concorrenza, altrimenti battere i lipocromici con un melaninico è un terno al lotto. Si narra anche di allevatori che pensavano di avere fatto una grande scoperta inserendo il Phaeo negli Agata e che nascondessero i Phaeo che nascevano per conservare il “segreto” figuriamoci….. Quanto alla protesta straniera attinente al Topazio, è fondata. In effetti se uno volesse farsi dei portatori di Topazio potrebbe avere, allorché incappasse con un Classico portatore di Phaeo, accoppiato con un Topazio, la metà della prole intermedia Phaeo – Topazio, non esponibile e di dubbia utilizzabilità. Tuttavia l’altra metà sarebbe di Classici portatori di Topazio, quindi non proprio un disastro completo. Questo può accadere poiché Phaeo e Topazio sono allelici. I “pocci” come li hai chiamati Tu e come spesso li chiamano specialmente gli amici reggiani, non sono di alcuna utilità e sono da evitare per non avere interazioni o intermedi non esponibili. La correttezza indica di accoppiare o in purezza, quando si può, o meglio con portatori Classici di tipo compatibile. Purtroppo un’eccezione potrebbe esserci con i Classici agata o isabella intensi portatori di Satiné, ove in effetti si crea una situazione che potrebbe premiare, ne ho parlato in altre sedi. Aggiungo solo che non è escluso che con un accoppiamento errato o meglio inopportuno, si possano avere buoni risultati, ad esempio: accoppiando un Agata opale e un Agata pastello se ottimi come tipo base, si possono ottenere ottimi Agata classici (non migliori di quelli ottenuti in modo ortodosso), tuttavia di dubbia utilizzabilità visto che i maschi sarebbero Agata classici portatori di sia di Pastello che di Opale ed è bene non avere entrambe le mutazioni nello stesso ceppo per non ottenere ogni tanto degli Agata pastello e opale assieme non esponibili. Per quanto riguarda gli aspetti etici, diventerebbe un lungo discorso. Mi limiterò a dire, in questa sede, che chi cede un canarino dovrebbe dire tutto quello che va detto e cioè: stato di salute, difetti occulti, fattori latenti certi o probabili. Naturalmente quando ho ceduto il lipocromico ad occhi rosi, che poi era melaninico, l’ho precisato benissimo. Cordialmente Giovanni Canali

Grazie di nuovo per le Tue preziose nozioni di genetica.

Sulla questione etica condivido e faccio tesoro di quanto hai scritto e in fondo è il massimo che possiamo fare quando ci si presenta un caso di quel genere;   ovviamente, se ci capita di cedere i genitori  sappiamo che sono portatori di phaeo e lo diremo all'amico che se li prende.  Magari li prende ancora più volentieri, curioso di ciò che può uscire.

Forse però dovremmo cercare di far capire, almeno ai novizi, che inserire deliberatamente mutazioni che non hanno niente a che fare con ciò che si sta allevando comporta un inquinamento genetico che si tramanda nelle generazioni future per moltissimo tempo e che poi non siamo più in grado di eliminare. Infatti, correggimi se sbaglio, se in una coppia c'è un genitore portatore di una mutazione recessiva autosomica il 25% dei figli (ragionando sui grandi numeri) è di portatori e quindi la probabilità che almeno uno dei figli sia portatore di quella mutazione è abbastanza alta.  Questo è ancora più importante se, come ci hai insegnato, questa pratica non ha alcuna utilità ai fini espositivi.

Alla prossima

Stefano

Ti correggo, se uno dei riproduttori è portatore di un carattere autosomico recessivo la percentuale dei portatori è del 50% . L’altro 50% è classico omozigote.
Forse ti sei confuso con le percentuali dell’accoppiamento fra due portatori. In questo caso il 25% è di classici omozigoti, il 50% di classici portatori e il 25% di recessivi.
Per completezza: accoppiando un portatore con un recessivo si ha il 50% di classici portatori e il 50% di recessivi. Accoppiando un classico omozigote con un recessivo si hanno tutti classici portatori. Fra due classici omozigoti nascono solo classici omozigoti. Fra due recessivi tutti recessivi.
L’accoppiamento subdolo è il primo cioè quello fra un classico omozigote ed un classico portatore; in questo caso, come precisato, nascono il 50% di classici omozigoti e il 50% di classici portatori. Non essendo distinguibili si può mantenere anche per diverse generazioni un carattere recessivo latente, la cui ricomparsa dopo anni può sorprendere.
Cordialmente Giovanni Canali

Chiedo scusa, mi sono fidato della memoria e non ho ragionato sul meccanismo di trasmissione.

Questo  significa che, sempre ragionando  sui grandi numeri, in una covata di quattro canarini due sono portatori!   Pensiamo poi se un maschio portatore viene usato con più femmine. In una sola stagione riproduttiva, da solo, ci può dare una decina di portatori fenotipicamente indistinguibili dai puri.

Di nuovo

Stefano

Vorrei sapere incrociando un isabellla rosso intenso con un phaeo rosso mosaico cosa ottengo.

Grazie

Gentile Flavio
L’accoppiamento isabella x phaeo, poco importa la varietà e la categoria non va assolutamente bene; infatti l’isabella è un diluito e il phaeo un ossidato. Accoppiando diluiti con ossidati si ottengono soggetti atipici, cioè diluiti poco diluiti ed ossidati poco ossidati.
Comunque non glisso la domanda.
Bisogna vedere se il phaeo è geneticamente nero o bruno. Do entrambi i risultati, per quello che attiene al tipo.
Se la phaeo fosse nero avremmo maschi: nero classico passe par tout e portatori anche di phaeo.
Femmine: isabella classiche portatrici di phaeo
Ricordo che passe par tout significa nero portatore di agata e bruno, in grado di dare per crossing-over tutti e quattro i tipi base. Ricordo anche che l’isabella è un agata + bruno.
Se il phaeo fosse bruno avremmo maschi: bruni classici portatori di isabella e di phaeo (sarebbe più corretto dire portatori di agata, ma non è nell’uso corrente).
Femmine: isabella classiche portatrici di phaeo.
Per quanto riguarda la varietà saranno tutti rossi.
Per quanto riguarda la categoria, se l’isabella intenso, portasse, come probabile, il brinato e la phaeo come mosaico fosse omozigote avremmo indipendentemente dal tipo metà intensi portatori di mosaico e metà mosaico portatori di brinato.
Se l’intenso fosse portatore di mosaico avremmo metà mosaico e metà intensi portatori di mosaico.
Se la phaeo come mosaico fosse portatrice di brinato avremmo anche brinati (25%) se il maschio intenso portasse il brinato, oltre che intensi (50%)e mosaico (25%).
Se l’intenso portasse il mosaico e la femmina portasse il mosaico avremmo solo intensi e mosaico, ma la metà, sia degli uni che degli altri, sarebbero portatori di brinato.
Questo se è esatta la tesi più probabile secondo la quale brinato intenso e mosaico siano una serie allelica dove il brinato è recessivo, il mosaico dominante sul brinato, mentre l’intenso domina entrambi.
Accoppiamento comunque da escludere poiché i tipi sarebbero quelli indicati, ma di un brutto davvero spinto!
Basta pensare che nell’isabella si selezione contro il bruno e nel phaeo a favore! C’è da prevedere femmine isabella talmente piene di bruno da poter essere confuse con delle brune.
I maschi sarebbero pure pessimi.
Vorrei anche ricordare che i phaeo diluiti, vale a dire agata ed isabella non sono più previsti nelle mostre e gareggiano coi lipocromici ad occhi rossi, senza quasi alcuna possibilità di successo.
Tutto questo se l’isabella è maschio, come logico visto che è indicato per primo, ma se fosse femmina per i tipi il discorso cambierebbe; infatti se il maschio phaeo fosse geneticamente nero le femmine sarebbero nere classiche portatrici di phaeo, maschi come nel caso precedente. Se fosse nero portatore di phaeo le femmine sarebbero metà nero classico e metà brune classiche, tutte portatrici di phaeo. I maschi metà come nel caso precedente e metà bruni classici portatori di isabella e di phaeo.
Se poi il phaeo fosse geneticamente bruno, nascerebbero maschi come nel caso inverso e femmine brune portatrici di phaeo. La pessima qualità permarrebbe generalizzata.

Cordialmente Giovanni Canali

Egr.Sig. Canali Salve ho letto l'articolo Phaeo sono molto amatore di questi bei esemplari Mi hanno regalato una coppia bellissima di Phaeo del 2015. subito hanno legato benissimo il maschio un gran soggetto focoso. Il mio quesito, e che la femmina la trovo strana nel covare. Mi spiego le prime due deposizioni di uova tutto bene fatte nel nido messe le finte e la femmina covava bene il terzo e quarto uovo li ha fatti fuori nido, e causando la rottura, ma la cosa strana che non covava più le finte. rimaneva fuori, ok mi son detto domani tolgo il tutto , ma all'indomani la vidi dentro al nido con un uovo fatto bene ho tolto le finte e ho messo le altre due fin qui tutto ok! ha covato per un giorno e una notte . tenendola sotto controllo , l'indomani era piu fuori dal nido che a covare ma alla sere tornava per tutta la notte la mattina seguendo un dentro fuori piu fuori che dentro al nido ore e ore fuori per entrare magari venti minuti a covare e poi fuori. Il maschio separato dalla griglia che la disturbava. Ora chiede a le se e tipico comportamento di questi soggetti che in anni di passione e vari accoppiamenti di canarini non mi e mai capitato una cosa del genere. In attesa di sua risposta Saluti e Grazie.   

Mi scuso per il ritardo, ma non ho consultato il sito da tempo e non sono stato avvertito.

Questa faccenda di cova, non ritengo abbia a che fare con la mutazione phaeo. Mi sembra logico ritenere che attenga al carattere della canarina, sensibile al richiamo del maschio. Non è comunque caso frequente, tutt’altro.

Tenga anche presente che l’abbandono delle uova può avere diverse cause, come: parassiti, disturbi di varia natura e perdita dell’istinto della cova. In quest’ultimo caso la canarina va sicuramente scartata e non devono essere tenuti neppure eventuali figli nati in altri nidi di balie, poiché il difetto sarebbe facilmente trasmesso per via ereditaria.

Sarà bene che in casi del genere il maschio venga allontanato in altra gabbia.

Tenga anche presente che il maschio va tolto dopo la deposizione del primo uovo. Separazioni tardive possono turbare al femmina che potrebbe abbandonare le uova.

Alcuni consigliano di togliere il maschio dopo la deposizione del secondo uovo, ma è un ritardo inutile e con femmine molto nervose anche di qualche rischio.

Un solo rapporto in teoria basta a fecondare tutte le uova e i giochi sono già fatti dopo il primo; al massimo si potrebbe avere qualche piccolissimo dubbio sul quinto o sesto uovo.

Cordiali saluti Giovanni Canali

potrebbe per favore mettere delle foto di soggetti tipici da poter usare come mio punto di riferimento per individuare nella futura prole i soggetti più tipici

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