L'evoluzione delle mostre

L’evoluzione delle mostre è strettamente connessa con l’evoluzione dell’ornitocoltura e con le capacità organizzative delle associazioni.
Nel dopoguerra regnava molta buona volontà ma le difficoltà erano tante e di tutti i tipi.
Ancora negli anni settanta i giudici erano pochi e regnava molto l’artigianato organizzativo.
Spesso qualche giudice non arrivava ed era ben difficile sostituirlo; infatti ricordo che, a volte il giudizio si protraeva al sabato mattina con i visitatori che entravano, da rabbrividire.
Le gabbiette erano decenti, ma non certo quelle razionali e specialistiche di oggi, anzi forse oggi esageriamo con li perfezionismo; visto che, a mio parere, alla fine ciò che conta veramente sono i posatoi di foggia giusta per la migliore presa e la distanza sufficiente fra il posatoio e il tetto per consentire l’assunzione della posa delle razze di posizione, oltre ovviamente alle dimensioni.All’epoca non esistevano i computer come quelli di oggi ed era tutto da amanuensi.
Non c’erano le liste di tutti i soggetti a concorso per ogni categoria, di conseguenza gli esperti dell’associazione dovevano, di corsa, farsi tutta la mostra per tirare fuori i soggetti richiesti. Praticamente una sorta di preclassificazione ultra veloce, con la quasi certezza di dimenticare qualche esemplare, la scalogna voleva spesso il più bello, che poi costringeva a rivedere il giudizio.
All’epoca poi i giudici, spesso, non redigevano le classifiche e quasi sempre, specialmente se i titoli ufficiali erano ampliati ci voleva qualcuno che preparasse le classifiche stesse magari con i considerando, coi sorteggi ecc...
Il tutto complicato dal fatto che molte volte non venivano dati i cartellini subito e di conseguenza qualche cartellino non aveva numero di gabbia o non corrispondeva, qualche gabbia rimaneva senza giudizio ed altro….
I poveracci che dovevano preparare le classifiche regolarmente finivano anche oltre le due di notte….
Ricordo che il metodo era di staccare tutte le matrici per ogni categoria e mettere in fila i punteggi facendo tanti mucchietti, un solo tavolo poteva non bastare, se qualcuno apriva la porta lo spostamento d’aria poteva creare disastri e si apriva anche troppo spesso, visto che i soci volevano sapere se avevano vinto oppure no con i diverbi immaginabili.
Quando ripenso a quelle situazioni provo ancora sensazioni quasi di spavento ed ansia.
Oggi tutto si è meglio organizzato ed informatizzato, tutto fila meglio, ma i problemi ci possono sempre essere e l’uomo esperto sul campo non può essere sostituito a pieno, ma penso che sia giusto così.
Anche i soggetti erano diversi; oggi il livello medio è più alto, i soggetti ottimi non sono certo rari, un tempo invece i veri campioni erano molti di meno, tanto che a volte si premiavano anche gli 85 come terzi.
La selezione ha fatto progressi e la media è molto più alta, anche la letteratura tecnica è migliore e contribuisce a guidare gli allevatori.
Le razze sono aumentate, anche se non sempre in modo utile, tanto che c’è chi auspica più cautela nei riconoscimenti, ma alcune sono valide, come l’italiano Fiorino.
Nei canarini di colore sono aumentate le mutazioni, alcune valide esteticamente, altre francamente no.
Le mutazioni sono aumentate moltissimo anche negli psittaciformi come negli altri esotici e nei silvani.
Un aspetto particolare è che nel canarino di colore sono stati riscoperti i gialli.
Molti anni fa, i gialli erano pochissimi, oggi sono giustamente molto numerosi. Ritengo che ciò derivi dal fatto che l’iniziale successo della specializzazione colore è stata determinata dall’inserimento del rosso-arancio derivato dall’ibridazione col Cardinalino del Venezuela cosa che indusse a trascurare il giallo.
Anche la categoria mosaico è arrivata in ritardo ad essere selezionata nei gialli. Ricordo l’imbarazzo di certi tecnici che ne ritenevano impossibile l’acquisizione nei gialli poiché ci si allontanava dal Cardinalino.
Tanti anni fa si discuteva sulla liceità dell’uso dei coloranti per i rossi, vidi un soggetto squalificato per tale uso, si dice che alcuni dicessero “sfacciatamente colorato artificialmente”. Oggi non ci si sognerebbe di fare così, anzi si considera la colorazione come un’arte e constato come il rosso naturale venga trascurato troppo ed inopportunamente.
Un problema oggi è dato dalla necessità di avere documentazione legale per le specie protette e di trasporto per tutte. Difficoltà pesanti, ma che devono essere rigorosamente rispettate per le severe sanzioni, anche penali, previste. La nostra associazione è molto rigorosa in tal senso ed è giustissimo ed utile per tutti.
Infine da rilevare che da diversi anni sono stati costituiti i campionati regionali ed italiani. I primi non hanno avuto molto seguito, ma i campionati italiani moltissimo ed in modo crescente, sono diventati l’occasione di confronto fra i migliori allevatori nazionali e richiedono una grande organizzazione e collaborazione a tutti i livelli; in questa occasione attendiamo gli eventi, possiamo però dire fin d’ora di aver profuso il massimo impegno.
Giovanni Canali

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