Zoo e Giardini zoologici al bando in UK

Di recente ho avuto modo di leggere alcuni articoli in merito alla proposta di legge del sottosegretario al Welfare britannico, Angela Smith, di chiudere gli “zoo” del Regno Unito, dichiarando:
“Si possono capire i vittoriani, che erano affascinati da ciò che vedevano quando queste specie venivano portate qui, perché non potevano viaggiare, ma ora la gente può viaggiare e vedere gli animali in splendidi film e documentari.”
Acconto i fatti gli zoo di “vecchio stampo” (appunto quelli “vittoriani”) erano ed a volte sono ancora, costituiti da una serie di recinti/gabbie corredate da un numero più o meno ampio di animali ai quali viene fornito cibo, acqua ed una zona riparo per riposare….. niente di più……a mio avviso davvero limitativo e poco edificante!! Nell’ultimo trentennio però le cose in materia di “zoo” si sono evolute fino allo sviluppo dei moderni Giardini Zoologici; purtroppo capita di sentire ancora di strutture inidonee dove gli animali sono confinati in “celle” piccole, spoglie, in condizioni igieniche inaccettabili, privi del ben che minimo elemento di enrichment; per queste situazioni sono caldamente auspicabili due strade possibili, l’adeguamento degli impianti e del management, investendo quel che occorre, o se la prima opzione è inapplicabile, la cessione degli esemplari gestiti non correttamente a Giardini Zoologici di “nuova concezione”.
In quest’ultimi si considera prioritaria la tutela del benessere psico-fisico degli esemplari ospitati, per i quali si ricreano, con grande impegno e dispendio di fondi, vere nicchie di “habitat” simili a quelli naturali, basandosi sull’approfondita conoscenza delle esigenze di specie, maturata in anni di studi e ricerche di campo.
Essenziali al fine del benessere sono le tecniche di arricchimento ambientale, queste hanno lo scopo di mantenere gli esemplari costantemente stimolati, favorendone l’espressione e lo sviluppo delle normali attitudini comportamentali; in questo contesto acquisisce un ruolo primario la figura dei keepers (“custodi”) che oltre alle classiche mansioni (preparazione del cibo, acqua, cura degli allestimenti, ecc……) sempre più spesso vengono coinvolti in “sedute” di interazione uomo/animale, dove il personale, preparato e competente, apre una sorta di “comunicazione interspecifica” con gli esemplari ospitati, approccio ampiamente sostenuto dalla comunità scientifica internazionale e che minimizza lo stress da cattività e la possibilità di comparsa di stereotipie comportamentali.
Grazie a questa cura nella gestione ed attenzione al benessere dei soggetti negli ultimi anni in questi centri si è osservata una continua escalation di successi riproduttivi, anche di specie difficili ed in grave rischio d’estinzione in natura.
Lo stesso è accaduto, anche se in modo meno appariscente, presso molti allevamenti privati (è per esempio il caso del Cardinalino del Venezuela).
In termini generali il successo riproduttivo di una specie in cattività testimonia abbastanza fedelmente la corretta gestione e lo stato di benessere degli esemplari; una delle prime attività fisiologiche che viene inibita in presenza di fattori stressanti è proprio quella riproduttiva, un animale sottoposto a stress ha delle difficoltà a mantenere in omeostasi se stesso e di certo non può impegnare risorse per la procreazione.
Tirando le fila del discorso, da come la vedo io, più che la chiusura (in odor di censura ideologica) sarebbe da incentivare l’evoluzione e promuovere la ricerca scientifica nelle strutture zoologiche che di certo avrebbe grande importanza ai fini conservazionistici ed anche un importante ruolo didattico e di sensibilizzazione sul pubblico.

Nella foto in alto un'esemplare di cicogna nera (Ciconia nigra) ospitata presso le strutture dell’Oasi di Sant Alessio (Pavia).

Tiziano Iemmi (DVM)

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