Le mostre di una volta erano gestite in modo artigianale e senza l'aiuto prezioso dell'informatica. Non c'erano le schede precompilate, davvero utilissime, per servire i giudici, bisognava dire a qualcuno che se ne intendeva di tirare fuori un determinato tipo, ad esempio: “ tira fuori gli isabella pastello a fattore giallo”.Il poveraccio doveva partire, quasi di corsa dalla prima gabbia fino all'ultima. Nulla di raro se qualche soggetto rimaneva dimenticato. Naturalmente a rimanere in dietro era spesso e volentieri non un 87 che non creava problemi, ma un ottimo soggetto che costringeva a rivedere la finale, con sommo disagio e disappunto dei giudici. Praticamente gli esperti dell'associazione dovevano classificare i soggetti preventivamente! Molti anni fa addirittura, non essendo possibile la cernita, ma certo con meno canarini, un giudice faceva i melaninici a fattore giallo un altro a fattore rosso e così via, fortuna che i 90 e passa erano rari, ma le difficoltà possiamo immaginarle. Ancora oggi però nonostante l'informatica l'esperto è necessario per correggere i più svariati errori; certo che correggere gli errori è una cosa fare tutto è un'altra. Uno degli aspetti più micidiali era la premiazione. Oggi i giudici riescono ad essere molto collaborativi e consegnano le schede compilate, sempre salvo errori ed omissioni. Una volta si limitavano ai verbali niente secondi ne tanto meno premiazioni speciali. Bisognava fare tutto a mano, con un sistema efficace ma molto laborioso. Alcuni “poveracci” di turno, a volte un solo “disperato”, dovevano mettersi in una stanza, con tutti i blocchetti e dovevano staccare tutte le matrici oltre un certo punteggio, fare tanti mucchietti per ogni categoria a concorso (un solo tavolo non bastava) e poi tirare fuori primo secondo terzo, magari e spesso avendo lo stesso punteggio bisognava vedere le voci e se erano uguali il sorteggio. Capitava anche che mancasse il numero della gabbia! Altre volte la classificazione era incompleta, si badi non errato il giudizio (sono cavoli del giudice) ma se uno dimenticava parte della denominazione era un problema vero, ne capitavano di ogni sorta. Spesso il “disperato” che faceva la premiazione doveva andare in mostra per vedere se c'era corrispondenza fra la carta e le vere penne. Quando chi faceva la premiazione chiedeva aiuto a qualcuno, quasi sempre si sentiva rispondere che non se ne intendeva, invano si spiegava che sarebbe bastato staccare i cartellini oltre un certo numero. In compenso il lavoro veniva frequentemente disturbato da chi voleva sapere se aveva vinto, spesso non lo si poteva dire visto che in un primo tempo c'erano solo i numeri delle gabbie e non i nomi. Alcuni coi numeri si arrangiavano altri no. Non mancavano, ai noi, personaggi arroganti e diffidenti (chi male fa male pensa) che apostrofavano come chi teme di essere imbrogliato: “perché non mi hai premiato ?” come se fosse stato chi preparava materialmente la premiazione anziché il giudice. Verso le due di notte il lavoro finiva. Ma non era finita; c'era sempre la spada di Damocle dell'errore. A volte erano omissioni vere, più spesso erano personaggi incompetenti che volevano aver vinto a tutti i costi, altre volte c'erano anche i soliti furbacchioni in mala fede che fingevano indignazione per aver subito chissà quali boicottaggi. E' triste vedere come nella nostra bellissima e creativa passione alcuni si rivelino negativi. Per fortuna che l'esito finale compensava di sacrifici ed arrabbiature. Non mancavano anche le fasi divertenti come le prese in giro e scherzi vari. Fondamentali erano e sono le discussioni, le valutazioni e i confronti sui giudizi e i sui soggetti esposti, per capire bene le caratteristiche fondamentali.
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