Ho letto con molto interesse l’intervento del sig. Balestrazzi sul canarino comune italiano e ho pensato di fare qualche osservazione.
Ebbene io sono abbastanza vecchio da aver visto alcuni fra gli ultimi esemplari, non posso dire fino a che punto puri ma alcuni credo lo fossero abbastanza, probabilmente del tutto.
Il ricordo è abbastanza sfocato, non solo per il tempo trascorso, ma soprattutto perché all’epoca ero un bambino e non ero in grado di notare aspetti molto particolari che richiedevano competenza.
Ricordo canarini gialli con macchiette, pezzati, verdi, qualche bianco e soprattutto dei ciuffati. Non ricordo se vi fossero gli intensi, di intenso parla il Mannelli sul suo testo celeberrimo.
Da bambino cercavo già di districarmi con le varie razze, ma facevo fatica a capire la differenza morfologica fra il “nostrano” come spesso chiamavano la razza in oggetto e il canarino di colore.
Chiesi lumi al compianto Schianchi, titolare di un’ottima bottega e fra i primi allevatori del gibber italicus, il quale mi disse alcune cose, fra queste ricordo bene che mi segnalò il fatto che i canarini di colore avevano il petto più ampio.
In effetti lo verificai, nei limiti della mia età, ritengo di poter dire che il nostrano era dotato di un petto più carenato rispetto al canarino di colore.
Non ho mai saputo se i bianchi e i ciuffati derivassero da incroci o da mutazioni autonome, penso da incroci, soprattutto il bianco, ma ho qualche dubbio in più sul ciuffo, visto che all’epoca i ciuffati in Italia erano ben rari.
I canarini comuni, per quel che ricordo, non presentavano comunque nulla di particolarmente saliente o anomalo.
L’estinzione avvenne in seguito a meticciamenti ed abbandono, preferendo altre razze non solo più vistose ma espositive.
Il grosso problema secondo me fu che il nostrano, non si poteva esporre, mancando uno standard ed una apposita categoria a concorso. Inoltre venia considerato da molti un bastardino, più o meno come i cani bastardini, cosa quanto mai sbagliata.
Ricordo, orribile a dirsi, che certi veri bastardi ottenuti incrociando maschi di varie razze, a Parma spesso maschi di arricciati del sud con canarine nostrane balie, venivano chiamati “migliorati” e spacciati per qualcosa di meglio del grazioso nostrano, nonostante fossero orridi.
Quanto all’origine io non condivido la tesi del sig. Balestrazzi, credo fossero semplicemente discendenti dai primi canarini domestici ed allevati senza finalità selettive particolari, spesso in condizioni non buone, circostanza che deve avere favorito moltissimo la robustezza e la prolificità della popolazione razza, come ha ben definito Balestrazzi ,che secondo me si formava quasi casualmente.
Ho sentito dire che i nostrani si riproducessero nonostante conduzioni approssimative, non solo, ma spesso anche tutto l’anno come i piccioni.
Il mio non condividere l’ipotesi formulata da Balestrazzi nasce dal fatto che non ritengo probabile la veridicità della storia del naufragio di cui parla l’ornitologo Olina (opinione non solo mia).
Si sa che gli spagnoli esportavano solo maschi per mantenere il monopolio, quindi se una nave spagnola (secondo la tradizione) avesse naufragato presso l’isola d’Elba e i canarini trasportati fossero fuggiti sarebbero stati solo maschi, come riprodursi? Qui secondo me molti hanno lavorato di fantasia, parlando di incroci con femmine di fringillidi locali, senza considerare la sterilità di molti ibridi e la necessità di reincroci che, stante la parziale fecondità maschile dovevano avvenire con femmine indigene, salvo forse qualche femmina di ibrida verzellina. Avrebbero, ammessa la riuscita delle ibridazioni, cosa non facile, creato qualcosa di anomalo non canarini puri, più che altro avrebbero inquinato geneticamente specie affini.
Inoltre, come avrebbero fatto a catturarli tutti in seguito?
Non solo ma tentativi di immettere in natura canarini proprio in Toscana fatti da Susmel fallirono miseramente, per clima non idoneo.
Inoltre non vi è alcuna segnalazione o traccia di derivati da incroci col canarino né tanto meno canarini puri all’isola d’Elba presso ornitologi studiosi della fauna locale.
Ipotizzando che vi fosse stata casualmente in mezzo qualche femmina il discorso cambia certo, ma solo in parte, come fecero a sopravvivere? Come fecero a catturarli proprio tutti? Soprattutto la prima domanda è assai difficile.
Il sig. Balestrazzi ipotizza che la nave avesse fatto scalo a Lisbona e portato canarini provenienti da Madera o dalle Azzorre, ma questa tesi anche se fosse esatta non cambierebbe le considerazioni di cui sopra; infatti anche se i canarini di quelle isole fossero una sottospecie endemica la sostanza rimarrebbe quella.
Mi ha molto interessato il discorso fatto sulle diversità fra le popolazioni di canarini delle diverse isole; in effetti è un argomento praticamente assente sui testi di ornitologia e merita approfondimento.
Ho solo sentito alcuni discorsi generici su questo tema delle diversità, ma nulla di preciso.
A volte gli uccellatori enfatizzano delle differenze minime, come accade per il cardellino nel parmense; infatti vorrebbero identificare addirittura tre razze, scrivo come si legge: al piopé al gasier e al montaner vale a dire il pioppino, quello delle gaggie e il montanaro. In realtà le differenze, non sempre rilevabili, sono minime.
Tuttavia il fenomeno della insularità è una cosa molto seria, per l’isolamento geografico e le sue conseguenze; basta pensare alle diverse caratteristiche di varie specie nelle varie isole dell’arcipelago delle Galapagos.
Sono pertanto molto interessato alla segnalazione di testi scientifici o comunque attendibili che descrivano le diverse popolazioni, possibilmente anche con immagini.
L’accenno al lizard lo trovo azzardato, trattasi di caso particolarissimo, mai chiarito; inoltre il lizard non è così ossidato, al contrario è modesto come ossidazione, molto inferiore sotto questo aspetto al canarino di colore.
Sono rimasto sbalordito di sentire come allevati 8 o 9 piccoli svezzati! Che i nostrani fossero ottimi allevatori è fuor di dubbio, ma il canarino come deposizione normale va da 2 a 6 uova, quindi uno svezzamento di oltre 6 piccoli (già difficile) è da considerarsi eccezionale, so di casi di 7 piccoli svezzati. Se il sig. Balestrazzi avrà numeri superiori sarebbe molto interessante se li documenterà.
Ho trovato molto interessante l’osservazione sul dimorfismo sessuale del canarino selvatico, non è nuova, ma è esatta e penso sia molto utile ricordarla e sottolinearla, eventualmente anche le differenze fra isole se ci fossero, mai segnalate, almeno che io sappia.
A questo proposito c’è chi ha pensato che il canarino selvatico fosse mosaico. Ciò non è esatto, ma segnala una somiglianza interessante che fa capire ulteriormente come non fosse necessario inventarsi il mito del cardinalino come origine del mosaico, che fra l’altro ha un dimorfismo sessuale ben diverso.
Quanto alla ricerca, di superstiti canarini italici, spero non sia il solo, ho saputo qualcosa leggendo la rivista “Uccelli” anni or sono.
Ritengo sia una ricerca molto interessante e degna di attenzione. Mi auguro che i soggetti reperiti diano i risultati auspicati.
Auspico altresì che l’appassionata ricerca del sig. Balestrazzi, che riscuote la mia viva simpatia e spero non solo mia, dia i migliori risultati.
Cordialmente
Giovanni Canali
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