Canarino italico 2

Inviato da Charles_forever il Mer, 10/08/2011 - 23:31

Salve a tutti, vorrei aggiungere qualcosa al mio precedente intervento, dopo la risposta dell'illustre Giudice Canali. Intanto preciso che nemmeno io sono un credulone, e che la storia del veliero mi è sempre andata un po' stretta. Rispetto a tante altre persone ho però un vantaggio, che è purtroppo anche il mio maggior limite. Io soffro di una sindrome di tipo autistico, chiamata Sindrome di Asperger, a causa delle quale il mio cervello funziona malissimo in un senso e benissimo in un altro. Ho grossi handicap di tipo sociale, riesco ad instaurare solo rapporti di tipo manipolativo con gli altri, salvo pochissimi casi, ma ho una memoria che viene giudicata ai limiti del paradossale (in Italiano difficile è definita memoria eidetica o eidetico-visiva, non fotografica). Chi ha la mia sindrome, ha ricordi d'infanzia chiarissimi a partire da pochi mesi d'età, ed io non sono da meno. Ricordo perfettamente quando mio nonno montò una stufa di terracotta nelle camere, poiché io ero nato, e non avevo nemmeno un mese d'età, ma mi pare che fosse ieri. So anche calcolare ad occhio il peso di un bilico di legna da ardere con lo scarto massimo di 20 Kg. Liberi di credere oppure no. Mia zia Edda, della quale molti hanno un grato ricordo, mi iniziò all'arte Canaria (o Serinica) all'età di circa tre anni. La brava donna era cliente del compianto citato Schianchi, per cui sottoscrivo tutto. Aggiungo però che io mi ricordo, come se li avessi ora davanti, tutti i canarini cha ha avuto mia zia, anno per anno. E ricordo molto bene tre cose: il petto carenato, più che non nel Canarino di Colore, il portamento dei maschi "a Fringuello", e la testa più piccola che nel Canarino moderno di Colore. Inoltre ricordo che la zia non amava troppo i verdi, anche se Schianchi la consigliava di metterne qualcuno dentro, perchè diceva che poi è difficile riavere dei gialli (come se il colore ancestrale fosse più "tenace" di quello mutato). Ma potrebbero essere state chiacchiere della zia. Anche il canto, non me ne fido troppo, uno, perchè la mia memoria uditiva è di molto inferiore a quella visiva, due perché tiriamo in ballo anche l'apprendimento, che è molto importante, al pari del genoma, mi dicono. Non ricordo che mia zia avesse mai posseduto intensi, i primi intensi della mia vita li vidi ad una mostra dell'allora A.O.P. Aveva però varie gradazioni, dal paglia all'oro e non ricordo neppure un bianco, se ci fosse stato me lo ricorderei assolutamente. La maggior parte erano pezzati, ed è da quel ceppo che mi sono poi fatto la convinzione che il London Fancy non poteva essere un pezzato simmetrico, ma questa è un'altra storia.

Quindi, dato che io sapevo cosa cercare, basta che mi concentri appena un po' e come ho detto li rivedo tutti, anno per anno, decisi che avrei tentato se avessi trovato almeno un indizio che effettivamente di razza-popolazione si poteva trattare. Apro una parentesi. Nel 1965 ricevetti in regalo i primi canarini miei, e all'incirca quella fu l'epoca in cui tutto iniziò a cambiare. Divennero popolarissimi i rossi, i ciuffati, i mosaico, e credo che quella fosse la campana a morto per l'Italico, anche perché il meticciamento era pratica comune, soprattutto con l'Arricciato del Sud, razza allora molto in voga a Parma, ed i cui offspring erano appunto i "migliorati" (in cosa, poi?). Dopo, fu la gara a mettere dentro di tutto...

Prima di buttare cavagnoni di benzina per battere le campagne, dove ne ho viste veramente di tutti i colori, volevo capire se ci fosse una linea di demarcazione, un confine, una soglia basale a definire il concetto di "Italico". Rileggendo con occhio attento l'"Uccelliera" dell'Olina ed altre fonti Spagnole (parlo perfettamente Castillano), ho scoperto una cosa molto interessante: il supposto legno naufragato all'Elba viene comunemente detto Spagnolo, ma ciò non compare da nessuna parte! L'Olina dice "di quelle parti", molto vagamente. Ed inoltre, la descrizione che egli fa di queli che definisce "bastardi" (i canarini Italiani) è molto minuziosa, non frutto di fantasiose interpretazioni come era d'uso allora riguardo alle cose esotiche non viste direttamente. Ed una descrizione che potrebbe, uso il condizionale come nel mio primo intervento, attagliarsi a tale canarino, è in buona parte quella dei ceppi di Fuerteventura, Lanzarote e Azzorre - Madera. I canarini di Gran Canaria erano, insieme a quelli di Tenerife, molto pregiati per il canto e per la tinta verde più forte (pare che il cosiddetto "pajaro o canario de monte" del vulcano Teide a Tenerife fosse il più sopraffino di tutti). Quelli di Las Palmas e Cabo Verde erano definiti "pajaros tontos" (uccelletti sciocchi), ed erano di taglia sensibilmente maggiore, o così viene riportato in varie fonti (anche dallo stesso Olina). Io non so se un veliero fosse naufragato, magari attraccò semplicemente, fatto sta ed è che gli Italiani infransero il monopolio Spagnolo, e questo non è confutabile. Quindi ho fatto 2 + 2, cioè le Azzorre sono Portoghesi, il vascello poteva essere anch'esso Lusitano, oppure, in ogni caso un qualche Portoghese potrebbe, torno al condizionale, aver portato canarini in Italia. In ogni caso, questa non è una affermazione, ma appunto una base su cui vorrei lavorare ancora. Questa ipotesi, comunque, lava il campo da affermazioni poco sostenibili, come gli incroci coi Verzellini o coi Venturoni, ed anche può servire a bypassare la teoria del ceppo libero all'Elba, anche se, a quei tempi, i canarini erano forse più adatti a riconquistare la libertà che non oggi. In pratica si poterebbe trattare di semplicissimo commercio equo e solidale Portoghese ante litteram, in alternativa a quello delle ingorde multinazionali Spagnole!

A questo punto, avendo 1) la memoria che mi indicava cosa cercare; 2) una possibile giustificazione genetica da opporre a coloro che, già lo prevedevo, avrebbero opposto l'inutilità della mia ricerca, in quanto già esisteva la Raza Española, per cui forse le due razze derivavano da ceppi già differenti ab origine, e comunque il Nostro non ha mai avuto la taglia rachitica del Castigliano... decisi di provare. Mi piacerebbe che altri mi si affiancassero, dato che mi tiro dietro anche varie banalità, tipo infarto, diabete, e vai col liscio, perciò non sono un fulmine di guerra, e anche solo uno che guidasse al posto mio sarebbe il benvenuto, ma anche questa è un'altra storia.

Allego un pezzettino del libro di Pietro Olina (1622), si vedrà che egli non fu un semplice orecchiante, ma uno mosso da passione per i volatili in genere. La Lecora è il Lucherino, o Lucarino. Ho provveduto a translitterare il brano, in quanto, con la lingua e coi caratteri a stampa di allora, "avendo avuto" diventa "hauendo hauuto", e "serenissima" sarebbe all'incirca "fereniffima", ma ho tenuto volutamente un carattere particolare, in modo da creare atmosfera, e far lavorare un po' anche chi legge.

 

Vien quest'Uccello portato in diversi luoghi d'Europa con le Navi dall'Isole Canarie, dette altrimenti le Fortunate, dal felice temperamento d'aria, ch'ivi si gode. La fattezza del quale è al tutto somigliante al Verzellino, e Lecora, essendo però alquanto maggiore dell'uno, e dell'altro, ne così scuro di testa come la Lecora; è anco differente dal Verzellino, havendo 'l Canario 'l petto tutto d'un colore, cioé di Verde sbiadato, tirante alquanto al giallo, e 'l Verzellino il petto pur verdeggiante, ma con più giallo, e dalle bande dove terminano l'ale sul petto pinticchiato di macchie scure, come à gocciolette di bigio scuro, ò color di terra d'ombra, che dicono i Pittori, essendo di quella stessa maniera macchiato torno a gl'occhi, ò nelle gote, che diciamo, ha anco il Canario 'l capo non tanto tondo, e 'l becco piccolo, quanto il Verzellino, quale avanza parimente di lunghezza nelle penne della coda, il becco l'ha di bianco sudicio, & in punta alquanto più bianco.

Il Maschio....(omissis)... Tra i maschi, i migliori sono quei che hanno più coda, e meno corpo, per ciò che s'è osservato da lunga prattica, che quanto più son gentili, tanto maggior dispositione hanno al cantare, essendo ben spesso que' di maggior corpo, e che hanno costume di volgersi per la gabbia, torcendo il capo, Passere mattugie dell'Isola di Palma, e Verde, che non vagliono à cantare.

Si trovano anco de' Canarij nostrani discesi da' veri, de' quali una quantità grande che era portata da una Nave di quelle parti à Livorno, havendo à caso fatto naufragio vicino all'Elba, spezzatasi in quella rovina la gabbia, salvatisi nella detta Isola, come la più vicina terra, che gli si parasse, ivi si ricoverorno, dove fatta razza, l'hanno moltiplicata in modo, che hora se ne vedono anco in altre parti; hanno però, con la diversità del paese, cambiato qualche poco di fattezza, restando questi bastardi, co' piedi neri, e più gialli assai nel mento del Canario legittimo; essendo del resto in quanto alla grossezza di quella della Lecora.

Ringrazio per la pazienza,

Carlo